La festa di San Giovanni tra fiori, foglie e piante

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di AMERICO MARCONI –

Il 24 giugno si celebra la nascita di San Giovanni Battista, l’ultimo dei profeti, che predisse la venuta di Gesù e lo battezzò nell’acqua del Giordano. Una festa della luce, contrapposta alle tenebre, e dell’acqua che purifica e sana. Infatti durante la notte che del 23 giugno si accendevano fuochi sulle colline. Oltre a porre in una bacinella acqua, erbe, foglie e fiori odorosi. A seconda delle zone sono fiori di rosa coltivata e selvatica, angelica, camomilla, garofano, ginestra, papavero, caprifoglio, artemisia, elicriso e iperico (o erba di San Giovanni); foglie di noce, quercia, sambuco, mirto; rametti di lauro, rosmarino, lavanda, menta, malva. E si aspetta che nella bacinella cada la rugiada della notte, la così detta “guazza di San Giovanni”. Il liquido profumato, chiamato “acqua di San Giovanni”, è ricco di proprietà. Innanzitutto estetiche: lavandoci il volto e gli occhi le giovani diventano più belle. Poi terapeutiche: in quanto ottimo rimedio contro i reumatismi e coliche addominali. E proprietà magiche: agisce contro il malocchio, l’invidia, i malefici e tiene lontane le streghe.

Difatti la tradizione vuole che la notte di San Giovanni sia prediletta dalle streghe. Per questo si mettevano nelle stalle, a protezione degli animali, scope di saggina e sacchetti di sale. Il segno che le streghe lasciavano, entrando in una stalla, erano le criniere e le code degli animali annodate a fini treccine. Per vedere le streghe bastava fermarsi a un trivio con la testa tra i rebbi di un forcone ed eccole comparire in processione. A Grottammare, sulla collina di San Francesco, c’è un trivio con una quercia detta Quercia delle Streghe. Lì si tenevano (si tengono ancora?) misteriosi raduni e i più coraggiosi, con la testa tra i denti del forcone, le hanno riconosciute. Altro albero amato dalle streghe è il noce. Alla cui ombra non nascono altre piante e non bisogna mai addormentarsi, pena al risveglio grandi mal di testa. Il più famoso noce delle streghe d’Italia è quello di Benevento.

A Benevento la storia si arricchisce. Il raduno, detto Sabba, su quel noce si svolge ogni sabato in cui splenda in cielo la luna piena. Una storia al di fuori del tempo che ispirò lo scultore grottammarese Pericle Fazzini. Il maestro realizzò intorno al 1950, su legno e poi bronzo, la plastica Danza delle Streghe. Sinuosi corpi di donne nude s’intrecciano ai rami del noce, raggiungendo nell’opera d’arte la libertà che non riuscirono ad avere in vita. Marchiate e perseguitate come furono dall’infamia di essere streghe.

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