Repubblica e Ascensione, le coincidenze inaspettate del 2 giugno 2019

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di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

La data del 2 giugno 2019 può vantare una bizzarra coincidenza: è, dal 1947, la Festa della Repubblica italiana ed è anche il giorno, quest’anno, in cui la Chiesa celebra l’Ascensione del Cristo. La coincidenza è del tutto casuale. L’Ascensione viene festeggiata quaranta giorni dopo la Pasqua, ovvero dalla Resurrezione di Gesù. Il caso ha voluto che quest’anno le due ricorrenze coincidano, perdipiù di domenica, come fosse, questa, una piacevole sottolineatura. Lungi dal parlare di religione, spiritualità o politica, quest’articolo prova a ripercorrere alcuni tratti di natura antropologica e cerca di capire se, pur arbitrariamente, ci sono dei nessi e collegamenti semantici.

Cominciamo col dire che, indipendentemente dalla fede, c’è un “sentire” comune circa il concetto di divinità. Nella maggior parte delle culture, in lungo e in largo per il pianeta, anche e soprattutto nell’antichità, ciò che è divino è anche alto, nel senso che sta in alto. I greci antichi figuravano questo concetto con il monte Olimpo. E quello della montagna è un riferimento che non manca di intelliggere nel Vecchio e Nuovo Testamento. Per incontrare Dio occorre salire, l’uomo deve elevarsi. Mosè sale sul Sinai (oggi monte Oreb) per poter ricevere le Tavole della Legge, i 10 Comandamenti biblici. Uno dei principali insegnamenti che Gesù rivolge alla folla è il cosiddetto “discorso della montagna”. Sul monte Tabor avverrà l’episodio più trascendente e misterioso, la trasfigurazione: davanti a pochi suoi apostoli, Gesù cambia aspetto, diventa luce e dialoga con altri personaggi non più in vita, come Mosè ed Elia. E poi il celebre Monte degli Ulivi dove, tra l’altro, c’è una splendida vista sulla città di Gerusalemme. Su quel monte c’è il ben noto uliveto chiamato Getsemani, luogo di raccoglimento e preghiera per il Cristo. Ed infine l’episodio dell’ascensione, l’elevazione massima: l’ascesa alla Casa del Padre, oltre ogni monte ed ogni salita. Oltre la razionalità. Secondo l’evangelista Luca, il fenomeno si verifica proprio sul Monte degli Ulivi.

Salire sulla montagna è fortemente simbolico. I grafici dei trend aziendali simulano una scalata. Salire in vetta è l’espressione gergale per dire successo, per dare il senso di una performance riuscita, di una carriera importante, di uno sforzo che produce risultato. Non necessariamente il parallelo è semplice. Nel mito di Sisifo, viene descritta l’assurdità del ciclo perenne ascesa-discesa, a simboleggiare, senza entrare nel merito del mito che è articolato e complesso, la necessità, fra tanti aspetti, di un forte autocontrollo. Ma è proprio vivendo l’assurdo, abitandolo come nuova condizione ineluttabile, Sisifo, secondo lo splendido saggio di Albert Camus, ritrova la propria dignità. Camus scrive, nella sua interpretazione, “Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice”.

Tornando all’oggi, alla data che, per fortuita coincidenza, ricorda due ricorrenze del tutto indipendenti e slegate, ci chiediamo se un qualche nesso, filosofico o concettuale, possa esserci. Crediamo che possa esistere un senso proprio pensando al simbolismo della montagna: raggiungere una meta importante, ascendere ad un valore, elevarsi verso un alto fatto di principi, verso una sostanza di contenuti che necessariamente necessitano di scelte, sacrifici e consapevolezze mature. Tutto questo probabilmente era nella mente di tanti che, nel 1946, scelsero la forma istituzionale della Repubblica quando andarono ad esprimere il proprio voto nel referendum tra Repubblica e Monarchia. Speranze e lacrime: il voto veniva espresso che ancora c’erano le macerie di un’Italia appena uscita dalla disastrosa guerra mondiale, con molti soldati ancora prigionieri in terra straniera, con una povertà diffusa e severa, con molti lutti e tanta speranza. Non a caso, una delle cerimonie tipiche della festa è l’onorare i soldati che non fecero ritorno vivi ponendo una corona d’alloro al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria di Roma.

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