“Rubo parole al cielo”, a tu per tu con Maria Letizia Del Zompo

di ROSITA SPINOZZI –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Maria Letizia Del Zompo ha gli occhi che le brillano quando viene a trovarmi in redazione, stringendo fra le mani il suo nuovo libro di poesie “Rubo parole al cielo” (Nulla Die edizioni), che ha appena presentato al Salone del Libro di Torino. Sa che per me ricevere un libro è il più prezioso dei doni, così arriva quasi in punta di piedi e più che fare “pubblicità” alle sue poesie – peraltro bellissime – mi parla di sé e della sua raggiunta felicità. L’idea di scrivere un articolo è stata mia, perché Maria Letizia lo merita. Il motivo della sua visita era condividere le emozioni delle sue poesie nate negli ultimi cinque anni, conoscere il mio parere, soffermarci insieme su alcuni versi che abbracciano diversi periodi della sua vita. Versi che percorrono un ampio arco temporale che conduce a quell’oggi che lei tanto ama, e di cui tanto ama parlare con chi è in sintonia. Medico pediatra di professione con venticinque anni di attività in Germania, Maria Letizia ha da qualche tempo iniziato quella che lei definisce “la mia seconda vita” ed è chiaro che vuole dedicarla allo scrivere e agli affetti che la circondano. Non a caso fa dono di sé ad ogni incontro, ed il tempo scorre via sereno senza che ce ne rendiamo conto. È una donna felice e trasmette serenità. L’amore fa davvero miracoli.

“Rubo parole al cielo” segue, come tutte le precedenti pubblicazioni, un percorso narrativo ben preciso che parte da un prologo per poi suddividersi in un Atto primo  (All’amore), Atto secondo (A chi non è più, A chi non è mai stato, A chi è comunque), Atto terzo (A me, Al mondo, Ai sogni) e un finale dedicato a tutti. «La maggior parte delle liriche che compongono il libro sono nate, come quelle della mia prima raccolta, negli ultimi cinque anni, cioè da quando mi sono messa di nuovo in cammino verso le mie origini, e da quando ho seguito la strada di un nuovo amore che ha contribuito a farmi diventare ciò che sono e ciò che ero da sempre» spiega Maria Letizia «Ho voluto inserire anche poesie scritte in passato, alcune delle quali appartenenti ad una raccolta intitolata “Come luna”, pubblicata nel 2002 in piccoli numeri e impreziosita dalle opere dell’artista Giancarlo Orrù. La silloge ha visto la luce grazie all’impegno e alla cura grafica di mio fratello Francesco. Lui mi ha aiutato ad uscire per la prima volta allo scoperto con ciò che scrivevo e avevo sempre lasciato nel cassetto, timorosa di non essere abbastanza brava».

Ed è stata proprio in quell’occasione che Maria Letizia si è lasciata convincere, soprattutto perché voleva rendere omaggio al padre, scomparso un anno prima, al quale aveva dedicato alcune poesie. Due di queste si trovano nell’ultimo libro. «Mio padre, il filo rosso della mia vita. Sapevo della sua salute cagionevole e avevo sempre pensato che non avrei retto alla sua perdita. – spiega l’autrice –  Invece la vita è andata avanti, nonostante abbia fortemente sentito il peso della sua assenza per molto tempo. Ed è stato anche grazie a lui, che non ho mai abbandonato la passione per la scrittura, custodita e alimentata in segreto. Quella passione che mi ha tenuto sempre a galla, insieme alla musica e alla natura, quando il peso delle relazioni e dei doveri mi spingevano a fondo. Mio padre diceva sempre di vedermi bene su un palcoscenico, in un teatro, magari con un libro in mano. Una vita da artista, dunque, lontano dalle mura di un ambulatorio, per quanto possa essere importate e bello essere medico, e per quanto sapesse con quale impegno cercassi di farlo. Ma lui mi conosceva e aveva ragione. La parte più autentica di me aspirava ad altro, cercava una via per esprimersi perché potessi stare finalmente bene con me stessa».

Poi Maria Letizia si è innamorata e questo nuovo sentimento l’ha letteralmente “sradicata” da una vita che aveva ritenuto consolidata. Non esistevano più scuse per non camminare verso se stessa. «Sono grata di aver trascorso questi ultimi anni in Italia, al fianco di mia madre che piano piano andava perdendo la sua autonomia, la sua lucidità. – aggiunge Maria Letizia –  Insieme abbiamo trascorso ore a cantare e leggere poesie. Le leggevo soprattutto le mie, le raccontavo del mio nuovo amore e lei viveva con me le mie gioie e i miei tormenti. Così nel libro c’è un capitolo di nove composizioni dedicato a lei, a mio padre e al bambino che non ho mai avuto, ma che ho visto nel volto dei molti bimbi di cui mi sono occupata, e soprattutto dei miei nipoti. Finché ho dovuto prendere commiato anche da lui, “il bambino mai nato” e ridonarlo al mondo, perché io potessi crescere e diventare la donna che sono. Ho tagliato il cordone ombelicale che mi nutriva di nostalgia e dispiacere, per poter accettare e accogliere la bellezza dell’essere madre e donna comunque».

Nella raccolta ci sono anche due poesie composte durante l’adolescenza (“Dolce, dolcissima fanciulla” e “Trame di luce”), quando Maria Letizia scriveva ancora con uno stile che forse assomiglia molto di più al suo stile di oggi, anziché a quello utilizzato nel “mentre”. Uno stile sognante, ritmico, musicale, essenziale, un po’ da menestrello innamorato della vita e del sogno della vita stessa. «È come se avessi gettato un ponte, tra passato e presente, passando sopra ciò che mi ostacolava e portando con me ciò che mi ha arricchito. – spiega l’autrice – Fondamentalmente disordinata, anche questa volta ho voluto raccogliere le poesie in capitoli. Ad un prologo, seguono tre atti dedicati all’amore nei suoi diversi colori e sfumature, e un finale in cui dedico un pensiero di affetto a tutti.  Penso che la prossima volta sparpaglierò le mie composizioni a caso. È giunto il momento di far “entrare tutti i venti, che scompiglino i pensieri e li mettano in un posto a caso da cui ammirare nuovo il mondo”».

Con il libro “Rubo parole al cielo” inizia una nuova avventura per Maria Letizia Del Zompo, con l’augurio di andare lontano per essere sempre più vicina a se stessa. Il viaggio continua, ed il cielo sarà ben lieto di dispensarle nuove parole che lei di certo tramuterà in bellissimi versi.

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