Giuseppe Maria Desa, il “Fratel Asino” che divenne santo nelle Marche

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di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

L’eco della Silicon Valley raggiunge ogni angolo del pianeta. È la patria morale della modernità tecnologica legata al computer e le sue derivazioni. Non a caso vi troviamo società come Apple, Hewlett-Packard (HP), Google, Facebook. C’è il museo della storia computer e c’è anche un importante centro ricerca della NASA. Ci troviamo a San Francisco Bay Area, in California. È lì che si trova Cupertino ed è proprio in quella bella città che c’è la sede della Apple. Cupertino, la cui origine risale al 1776, prende quel nome grazie al francescano Pedro Font che, partecipando ad una spedizione esplorativa nella baia californiana e volendo darle un nome, fa un omaggio all’italiano Giuseppe Maria Desa, nato nella città di Copertino, in Puglia, frate anche lui, e morto santo ad Osimo. Stiamo parlando di San Giuseppe da Copertino, il santo degli studenti e degli aviatori. Le due città, Cupertino e Copertino sono gemellate dal 24 Luglio 1963.

La vita di Giuseppe Maria Desa adulto è un capolavoro di eventi straordinari, talvolta surreali, conditi di ironia. Lui stesso si autodefinisce “Fratel Asino” perché, per quanto si voglia applicare, per quanto voglia studiare, non c’è verso che riesca ad apprendere. Insomma, un pessimo studente, uno che non riesce a diventare neanche sacerdote in tempi “normali”. A gran fatica riuscirà a superare gli esami. Ecco perché diventa nel tempo il santo protettore degli studenti. Sulla fatica dello studio e sull’importanza della perseveranza ne sa qualcosa. Ne sa molto.

Ma cosa può mai correlare la solidarietà agli studenti di tutti i tempi e tutti i livelli agli aviatori? E qui la storia diventa complessa ed estremamente fascinosa. Merita un approfondimento e molto rispetto. Cominciamo con il dire che Giuseppe nasce il 17 giugno del 1603 nella cittadina pugliese, in provincia di Lecce. La famiglia di origine è benestante per l’epoca ma non quando nasce Giuseppe, sesto tra i figli. Il padre finisce in miseria poco prima della nascita e morirà presto. La mamma con i sei bambini va avanti come può, vivendo, sostanzialmente, in una stalla riadattata. L’infanzia è di quelle difficili, quasi impossibile. Fa il garzone a bottega di calzolai e carpentieri. Ma lui non impara nulla. È un perenne distratto, con la testa “altrove”. Diventa frate più per fuga dalla realtà e dalle difficoltà che per vocazione. E con fatica, perché i conventi “selezionavano” i ragazzi più preparati. Fa il giro di tre comunità religiose e da ognuna se ne esce rifiutato dopo il periodo di prova.

È per pietà che un quarto convento lo accetta definitivamente consentendogli di diventare frate e intraprendere gli studi del sacerdozio, faticosissimi per lui. Sorvolando sui dettagli e sulle date, occorre arrivare all’essenza dell’uomo. Giuseppe “cade” in profonde estasi che sfociano in fenomeni paranormali ed inspiegabili come la levitazione. Difficile sapere quanto siano attendibili le fonti dell’epoca, ma il fenomeno c’è, viene certificato dai giudici che volevano valutare se c’era abuso di credulità popolare. I suoi superiori non amano questa sua “specialità” che affascinava non poco la gente semplice. Per cui viene allontanato, trasferendolo da convento a convento fino alle Marche, dapprima a Fossombrone poi ad Osimo dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni. Continua ad avere estasi profonde e fenomeni di levitazione che, nei racconti dei suoi concittadini, sono veri e propri voli. È questa la ragione per cui, oltre ad essere il protettore degli studiosi, lo è anche per gli aviatori.

Giuseppe muore a 60 anni, il 18 settembre 1663. Un secolo dopo, papa Clemente XIII lo proclama santo. Tuttora, ad Osimo, lo possiamo vedere nella cripta della bellissima Basilica che porta il suo nome, in piazza Gallo. Credo che da studenti abbiamo tutti visto il santino che lo raffigura in levitazione presso il santuario di Loreto. È un dipinto di Ludovico Mazzanti. Io lo mettevo tra i libri. E da qualche parte lo avrò ancora, forse in un diario scolastico in soffitta, forse in un testo. In effetti ci credevo alla sua protezione. Ed oggi, chissà che farei per saperne qualcosa di più sull’entità e la forza dei fenomeni che lo riguardavano. E mi viene da dire che Giuseppe da Copertino è il santo dell’impossibile, del sogno che diventa realtà.

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