La profezia di Orwell e il Grande Fratello

di GIUSEPPE FEDELI –

Nel paese di Oceania, l’oculata e ultrapropagandata guida del Grande Fratello assicura “nuova, felice esistenza” ad abitanti costantemente manovrati e spiata da microfoni e telecamere, presenti in ogni abitazione e in ogni punto delle città. Questi sono gli strumenti con cui il potere diffonde ininterrottamente la propria propaganda e controlla i cittadini anche nella loro vita privata, assicurandosi un controllo totale sulle loro vite. Cade quest’anno il 70esimo anniversario della pubblicazione di “1984”, romanzo la cui stesura definitiva era stata siglata l’anno precedente da George Orwell. In tal senso – osserva mente illuminata e impegnata su un fronte torrido -, “1984” non è dunque solo una metafora storicamente definita dello stalinismo e del nazismo, ma una riflessione più generale e amara sul “come” e il “perché” delle strategie vincenti e schiaccianti di dominio politico sugli uomini. Ma anche una prefigurazione drammatica, chiaroveggente, dell’attuale “impero” omologante dei media e della “dipendenza” ossessiva dell’odierno consumo digitale.

Tra i diversi enti occhiuti spicca il Ministero della Verità. Che oggi ci spia e vuole che facciamo quel che vuole lui: nessuna tregua, dovunque, comunque, in ogni caso situazione grazia e disgrazia (soprattutto). Sempre in modo indecente, inopportuno, invasivo (più che invadente), comandando i cervelli. Specie quelli più plastici, in formazione, quelli dell’età evolutiva: al punto da anestetizzarli, intisichirli, rendendoli proni alla mentalità convergente, ovvero al binomio vero/falso, astratta da ogni stratificazione, da ogni ragionamento fatto di una serie di nozioni affastellate le une sulle altre senza nessun filo logico.

Format piatti i cervelli dei nostri figli, bombardati a livello subliminale in ossequio all’obbligo – imperativo categorico di una temperie assurda – del marketing, della griffe  (prodotto alla moda) da indossare a tutti i costi, pena l’esclusione dal gruppo. Epoca “blasfema” del pensiero non pensante (Cartesio lo definirebbe res extensa), perché il “cogito” dà fastidio a chi detiene le leve del comando (e non capisce praticamente nulla, per non usare perifrasi più pecorecce), sarebbe destabilizzante, sì da increspare la superficie del mare (ore 10 calma piatta). Questo implacabile occhio di Zeus: da una parte agisce in patente spregio della privacy ; dall’altra a mo’ di segugio che pedina ogni nostro passo, felpatamente, senza lasciar scampo alla vittima.

Il Grande Fratello impone le sue regole a chi supinamente le subisce: ma, a ben riflettere, siamo tutti a subirlo, intelligenti o “super” che vogliamo proclamarci. Perché, bon gré mal gré, in una società bisogna starci, ci sono regole che ne scongiurano la dissoluzione, che potrebbe essere ancor più perniciosa (Ubi societas ibi ius):a infrangere le quali regole si rischia, non tanto “a causa di”, ma “con” la Giustizia: qui il cerchio si chiude, la espressione “la giustizia è uguale per tutti” essendo stata-sin dalla democrazia ateniese- buttata a mare. C’è Uno Solo che vuol comandare, il principio del Non Bene, l’Angelo Decaduto che raccoglie sempre più adepti. I quali, instancabilmente, irretiti nelle sabbie mobili di un Prometeo incatenato, si prostrano al suo piede caprino nei santuari che guardano verso ovest.

Giuseppe Fedeli – Avvocato, Giudice di Pace di Fermo

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