La Madonna dell’Ambro e le sue meraviglie

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di AMERICO MARCONI –

Per la Santa Messa della notte di Natale riaprirà il Santuario della Madonna dell’Ambro. Per chi non ci fosse mai andato da Montefortino dovrà proseguire verso i Sibillini su strada asfaltata che penetra tra i monti Castel Manardo e Priora. Dopo qualche chilometro si giunge a un piazzale, circondato da boschi e rosse pareti, dove s’innalza il Santuario a 683 mt. di altitudine. Era l’anno Mille e Santina, una pastorella muta dalla nascita, offriva a una immagine della Madonna, vicino al torrente Ambro, fiori selvatici. Un giorno di maggio le apparve Maria Vergine avvolta da un intenso alone di luce. Lei cadde in ginocchio tra le sue pecore e pregò ad alta voce. Scoprì così di aver ricevuto il dono della parola. Nel luogo fu innalzata una piccola cappella e il quadro considerato miracoloso.

Nel XVI-XVII secolo la cappellina si trasformò in Chiesa e prese la forma attuale. Periodo in cui fu collocata la statua in terracotta policroma, tutt’ora venerata, della Madonna in trono con Bambino benedicente. Intorno al 1610 l’artista Martino Bonfini da Patrignone eseguì nella Cappella della Vergine alcune Storie di Maria tra Sibille e Profeti. L’opera è il suo capolavoro e ritrae ben dodici Sibille. Profetesse che annunciano la venuta di un nuovo Re in un nuovo Mondo. La più conosciuta tra loro è la Sibilla Cumana, giovane e bella in abito color cremisi e ampia scollatura. La meno conosciuta è una fanciulla senza nome che indica verso l’alto. Alcuni dicono sia la Sibilla Europea mentre altri ci vedono un primo cenno alla Picena. E se rappresentasse la pastorella Santina, anche lei designata all’annuncio del Miracolo Divino?

Nel Novecento fu aggiunto il convento, il portico e il campanile. E divenne, con Loreto, il più frequentato Santuario delle Marche affidato ai Frati Minori Cappuccini. Purtroppo il terremoto del 2016 lo lesionò gravemente. Tutto fu chiuso, le funzioni spostate nella sala dell’albergo antistante. Ma nessuno si perse d’animo, meno fra tutti il priore del Convento padre Gianfranco Priori, uomo di grande fede e infinito entusiasmo. Conosciuto come Frate Mago per le sue abilità di prestigiatore e intrattenitore. La Cassa di Risparmio di Fermo nella figura del presidente Amedeo Grilli s’impegnò per una celere sistemazione del Santuario. I lavori iniziati a metà febbraio volgono già al termine.

Vale la pena una visita, meglio ancora una permanenza. Tante sono le meraviglie naturali e artistiche da ammirare. Innanzitutto l’aria pungente, il profumo dei boschi, il mormorio del torrente Ambro. Poi la pace del Santuario con le sue opere e i numerosi itinerari intorno. La cucina tipica e ricca sarà meritata ricompensa. Eppure la presenza più preziosa del luogo è l’acqua: fresca e limpida, sgorga dalle fonti del Santuario. Fermatevi ad assaggiarla. È un richiamo alla primordiale purezza perduta. Purezza che qui, vi assicuro, può essere riconquistata.

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